11 maggio 2010

Roma-Inter: è peggio il fallo di Totti su Balotelli o il pestaggio di Stefano Gugliotta?


Andando allo Stadio Olimpico di Roma, per assistere alla finale di Coppa Italia tra giallorossi e Inter, chi è stato fortunato può aver assistito a un doppio spettacolo, dentro e fuori dal terreno di gioco. Questo doppio show è stato, tuttavia, accomunato da un unico, forte, inequivocabile messaggio: l'impunità.

Immaginiamo un bambino, immaginiamolo romanista e portato allo stadio dal padre e dalla madre. Il piccolo tifoso giallorosso, presumibilmente, è magari anche un grandissimo fan del capitano Francesco Totti e l'iniziale esclusione dall'11 titolare deve averlo buttato un po' giù di morale. La speranza di veder scendere in campo il proprio idolo, tuttavia, è presto ripagata: il numero 10, Er Pupone, entra sul terreno di gioco all'inizio della ripresa.

Gli idoli, esseri apparentemente umani ma spesso e volentieri mitizzati, sono depositari dei sogni, delle speranze e della magnanimità dei propri seguaci, discepoli o tifosi che dir si voglia. Può il fallo commesso da Francesco Totti sull'interista Mario Balotelli essere perdonato, in primis da un piccolo supporter giallorosso?

La risposta più ovvia e scontata sarebbe «No», però in un Paese come il nostro che, grazie al modello di società proposto dalle tv berlusconiane e non, sta regredendo a vera e propria giungla, la risposta temo possa essere «Sì».

Cosa succede a quel calciatore che, nel pieno di un'azione di gioco, prende a calci anziché la palla, il proprio avversario, rischiando di rompergli una gamba e, non pago di ciò, gli molla un bel calcio alla testa fingendo di averlo urtato per sbaglio? Niente di grave: solo un immediato cartellino rosso.

Cosa accade a quel cittadino che, nel bel mezzo di una strada affollata, sferra un bel cazzotto a un passante e si accanisce contro la vittima prendendolo a calci?

Qualora nei paraggi passi una pattuglia, l'arresto non glielo negherebbe nessuno e una bella accusa a cui dover rispondere davanti a un giudice anche. Nel calcio tutto ciò non accade per tutta una serie di motivi, in primis la sacralità del terreno di gioco e del match, due elementi che uniti alla fantomatica "trance agonistica", rendono inapplicabile la legge e chinano il capo solo di fronte alla giustizia sportiva.

Immaginiamo quel piccolo tifoso giallorosso affranto per l'espulsione del suo campione, ma ipotizziamo anche un secondo scenario: il bambino, anziché non capacitarsi del cartellino rosso comminato a Totti, se la prende con Balotelli. Quale delle due ipotesi si potrebbe avvicinare maggiormente alla realtà?

La Roma ha ormai perso la partita e la Coppa Italia, la famiglia che quella sera ha deciso di portare il bambino allo stadio, incurante del tam tam mediatico che aveva bollato la partita come ad alto rischio, si appresta a tornare all'automobile parcheggiata nelle vicinanze. Non pago della violenza del gesto di Francesco Totti, il piccolo tifoso ha assistito a un altro episodio gravissimo: un manipolo di poliziotti che massacra di botte e manganellate un ragazzo in sella al suo scooter.

Si possono quasi udire le parole del bambino, impaurito e allo stesso tempo incuriosito: «Cosa succede papà? Cosa stanno facendo quei poliziotti?». Quegli uomini in divisa, esattamente come Francesco Totti, dopo aver scatenato la propria frustrazione contro il corpo di un'inerme vittima, se ne vanno come se nulla fosse, portando al commissariato la loro preda.

Ci si può chiamare Mario Balotelli o Stefano Gugliotta, ma la sostanza non cambia: se capiti nel posto sbagliato al momento sbagliato, le persone più insospettabili ti riserveranno un trattamento indimenticabile, certe di non andare incontro alla benché minima conseguenza. Quale messaggio può arrivare dritto nel cervello e nell'immaginazione di un bambino? L'impunità paga, in Italia più che altrove.

«Procederemo a verificare con scrupolo e massima trasparenza l'esatta dinamica degli eventi, non potendosi tollerare eccessi ed abusi che, qualora commessi, saranno, oltre che penalmente perseguiti, anche disciplinarmente sanzionati» fanno sapere dalla Questura capitolina. Se le indagini per dare un volto e un nome (oltre che una pena esemplare) a quei poliziotti sanguinari troveranno lungo il percorso gli ostacoli posti durante le indagini, per esempio (uno a caso), delle violenze avvenute durante il G8 di Genova nel 2001, allora possiamo dormire sonni tranquilli.

Chissà quel bambino a quale destino andrà incontro: prenderà a calci un suo avversario durante una partita a calcio (magari indossando una maglietta di Totti)? Impunito il capitano, come tutti i giocatori violenti della storia, impuniti i poliziotti: due storie, stesso epilogo, medesimo insegnamento sbagliato.


Donato Capozzi

 

Scrivi un commento

NB: i commenti di questo blog sono moderati.